Archivi Blog

Scrittori in erba

Qualche settimana fa, dopo aver studiato D’Annunzio in letteratura, la nostra prof.ssa di lettere ci ha fatto fare un tema in classe.

Tra le tracce assegnate, la prima, ispirandosi a ‘‘La pioggia nel pineto’’, richiedeva di scrivere un tema personale con il seguente esordio:

‘‘Sento la pioggia che picchietta…’’

Si doveva proseguire l’incipit dato, descrivendo il paesaggio, l’eventuale persona che ci accompagnava, le emozioni provate, ecc.

Qui sotto potrete leggere alcuni dei temi svolti.             

                                                                                                 (I.P.)

 

pioggia2

1)

Sento la pioggia che picchietta sulla mia testa e sulle mie spalle.

Mi trovo in una campagna dispersa ai confini del mondo.

Il vento primaverile mi accarezza la pelle del viso come se volesse rassicurarmi e dirmi che non sono solo.

Guardo il grano e i papaveri : si muovono l’uno con l’altro in una vivace danza che pare non finire mai.

La terra sotto i miei piedi è ricca d’acqua e ad ogni mio passo sprofondo sempre di più nella mia ingenuità e nei miei pensieri. D’un tratto  il vento si placa e anche il grano e i fiori si fermano.

La pioggia, invece, non smette. Il suo ticchettio mi sta dando alla testa, mi sta facendo letteralmente impazzire.

Mi siedo, per calmarmi, su di un sasso e torno ad osservare i papaveri rossi.

Ora sono senza petali: spogli, come se il vento li avesse presi alle spalle per derubarli della loro bellezza, de loro vanto. Quei petali rossi ormai sono in cielo e volteggiano, andandosene, grazie al vento , verso una meta sconosciuta.

Guardo  in alto, verso il cielo. Le rondini  e i loro rondinini planano sopra i campi, in una strana formazione.

Stanno probabilmente ritornando ai loro nidi, dove si addormenteranno per poi, ricominciare, domani, una nuova  giornata.

Osservo il sole, che sta per spegnersi.

Dai campi si alza una fitta nebbia, candida come le lenzuola di un neonato.

Non vedo più niente !

Sento di nuovo solo il ticchettio della pioggia, che ormai mi ha inzuppato i capelli. Mi alzo e muovendomi, nella nebbia, intravedo una figura femminile in lontananza, che sta  camminando verso di me.

Ho uno strano presentimento: è come se quella ragazza l’avessi già vista.

Lei inizia a cantare una melodia che allieta le mie orecchie e mi tranquillizza, quasi mi incanta.

Siamo sempre più vicini, tanto che inizio a sentire il suo calore, il suo amore.

Capisco tutto.

Il mio cervello non riesce più ad elaborare pensieri ed emozioni; i miei occhi si aprono e si chiudono al ritmo del mio cuore.

Non può essere lei! E’ solo un’illusione, una favolosa illusione che oggi mi illude e che mi illuderà per sempre.

Siamo ormai faccia a faccia. Io le accarezzo il viso, scostandole i capelli.

Lei con un sorriso mi prende le mani. Chiudiamo gli occhi e le nostre labbra si sfiorano per pochi istanti.

Un sovraccarico di emozioni mi stordisce, tanto da farmi svenire.

Apro gli occhi e lei è ancora lì, con il suo sorriso. Mi aiuta ad alzarmi e con lo sguardo mi abbraccia.

Poi lentamente,  inizia a svanire.

Al suo posto petali di rose iniziano a volare in cielo, lasciandomi lì da solo di nuovo ad aspettarla.

(S.C.)

 2)

Sento la pioggia che picchietta sul selciato della stradina di montagna lungo la quale ci siamo ritrovati a camminare, in una fresca sera di primavera.

È una di quelle serate tranquille, in cui non fa tanto freddo e dove solo un venticello fresco soffia ogni tanto sui nostri giovani visi pieni di entusiasmo e di voglia di vivere.

Sono accanto alla persona che ha lasciato un segno indelebile nel mio cuore e che ha scolpito il suo nome nel mio destino, nel momento in cui ho visto il colore della vita per la prima volta.

Camminando in silenzio, mano nella mano tra una risata e l’altra, ammiriamo il paesaggio che pian piano si oscura per l’imbrunire. Il sole dolcemente si nasconde per lasciar spazio a quell’immenso cielo blu, che si distende sopra di noi.

Alla nostra sinistra, gli alberi danzano un valzer sulle note di un vento calmo; lo accompagna il canto della pioggia che si ferma, poi riprende, si ferma ancora e di nuovo riprende con sempre più grinta tra un intervallo e l’altro.

A destra si scopre un’immensa discesa piena di rami e piccoli fiori, mentre in lontananza si possono intravedere piccole case rosee e bambini che ritornano ai loro nidi ridendo e scherzando sulla giornata che hanno appena trascorso.

Mentre il cielo ci bagna con il suo pianto, sorridiamo e ci abbracciamo, sentendoci tranquilli e protetti.

Riprendiamo il cammino lungo il sentiero che sembra infinito, mentre un vento maldestro ci scompiglia ogni tanto i capelli.

Nel frattempo la pioggia continua ad accompagnare i nostri passi sulla strada percorsa e su quella che dovremo ancora percorrere.

(N.P.)

3)

Sento la pioggia che picchietta sulla mia testa: piccole gocce d’acqua scendono come lacrime dal cielo grigio.                  

Abbasso lo sguardo. Davanti a me c’è lui, mi sta aspettando. La sua sagoma risalta tra il verde del bosco e i candidi sassolini del sentiero: i capelli castani sono mossi da una leggera folata di vento; sul suo viso gocce d’acqua brillano come cristalli.           

Riprendo a camminare.

Guardo i miei piedi che calpestano quelle piccole perle lucenti e così inconsapevolmente il mio passo diventa più delicato.                                                     Poi vedo le sue scarpe; risalgo con lo sguardo fino ad arrivare al suo viso.                                                                                 

Fin da quando lo conosco non l’ho mai considerato solo un amico, neanche una volta, ma questo lui non lo sa.          

Sorridendo mi dice che dobbiamo accelerare il passo, ma le sue parole svaniscono nella mia testa. Rimango incantata dal suo sorriso e per un attimo ci fissiamo. I suoi occhi, color nocciola, sono grandi e profondi. Lui, però, si gira e riprende a camminare.                                   

Quante volte ho sperato che mi prendesse la mano, che mi stringesse tra le sue braccia; quante volte ho sperato che lui fosse più di un amico.                   Con tristezza riprendo anch’io la discesa.                                     

Per distrarmi guardo il bosco intorno a me. Le chiome verdi dei pini e degli abeti si stanno come spegnendo, diventando una cupa massa di tronchi e aghi affilati. Ne tocco uno. Prima sento una goccia infrangersi sul mio dito e poi una lieve fitta di dolore attraversa tutto il mio corpo. Mi scappa un urlo e lo zaino cade per terra.                                                    

 Lo vedo, viene verso di me. Quando nota come mi sono fatta male mi dice: ‘‘Sei proprio sciocca!” So che sta scherzando, però a quelle parole una lama sembra trafiggermi il cuore.                                                        

Improvvisamente delle piccole gocce scendono dai miei occhi, rigano le mie guance e cadono sfinite per terra unendosi alle gocce di pioggia.                   Lui mi dice di stare tranquilla e mi passa un semplice fazzoletto. Un’improvvisa rabbia cancella tutta la tristezza che avevo in corpo. Riprendo così a camminare e successivamente a correre.      

‘‘Perché è così stupido?! Non si rende conto che mi sta ferendo?!’’   I miei pensieri vengono interrotti dalla sua voce che mi chiama.  

Per un attimo il mio corpo si paralizza; la sua voce rimbomba nella mia testa e si accende una speranza.                                        

‘‘Ila Ila! Hai lasciato qui lo zaino!’’                                          

Tutte le mie illusioni si spezzano in pochi secondi. ‘Come può piacermi così tanto un ragazzo come lui?’’ Questa domanda si ripete nella mia mente, finché non vedo davanti a me il rifugio.

Con un sospiro di sollievo, mi giro per vedere il paesaggio: tra il bosco e le montagne, però, c’è ancora lui, che sorridente si avvicina e mi porge lo zaino facendomi passare tutta la rabbia.                                                                                   

Ecco, il suo sorriso mi ha incantato.                                              

Ancora!

(I.P.)

La relazione

Jpeg

In quest’ultimo periodo abbiamo introdotto una nuova tipologia di testo: la relazione.

Questo è, appunto, un testo in cui si deve raccontare in modo preciso e dettagliato un’esperienza, un’attività, un argomento.

Noi abbiamo provato a fare una relazione sull’esperienza del teatro sociale. Abbiamo svolto questo lavoro con l’aiuto della nostra professoressa di lettere, che ci ha fornito gli strumenti necessari e ci ha anche rinfrescato un po’ la memoria.

In quest’articolo vi proponiamo le due relazioni migliori.

Buona lettura!                                                                                                                                                                                                     (V.C.)

 

Quest’anno, nel primo quadrimestre, la professoressa di lettere ci ha fatto partecipare ad un progetto di teatro sociale riguardante la dipendenza di noi giovani dai social network. Lo scopo era quello di farci capire che il mondo non gira solo intorno a internet.

Ho deciso di relazionare su questo progetto perché, anche se spesso non lo ammettiamo, noi ragazzi siamo fortemente dipendenti dai social e dalla tecnologia.

Il teatro sociale ha interessato la 3B, la 3C, la 3D e la 3E della nostra scuola.

La 3B e la 3C hanno organizzato insieme ai docenti la parte teatrale e i lavori successivi a questa che si sarebbero svolti nell’aula magna della scuola.

Sono stati estratti due alunni della 3B e due della 3C. Questi dovevano recitare nei ruoli di un giudice, un avvocato della difesa, un avvocato dell’accusa e l’imputato.

Gli altri alunni di queste due classi sono stati divisi in vari gruppi: in quattro dovevano occuparsi di andare a chiamare le altre due terze (la 3D e la 3E), altri erano gli addetti alla distribuzione di cappotti e guanti e infine c’erano gli studenti che dopo lo spettacolo avrebbero dovuto organizzare i lavori di gruppo.

Il progetto ha richiesto varie prove nelle settimane precedenti allo spettacolo e ancora di più per gli attori che dovevano imparare tutte le varie parti.

Lo spettacolo ha avuto inizio con quattro alunni di 3B e quattro di 3C che sono andati a chiamare le due classi spettatrici, la 3D e la 3E.

Dal primo piano, le classi sono state portate nell’atrio della scuola, dove c’erano i ragazzi che si occupavano della distribuzione dei cappotti e dei guanti.

I ragazzi che ricevevano i guanti sarebbero andati in un gruppo, quelli con i cappotti in un altro e quelli senza niente in un altro ancora.

A quel punto ci si è spostati verso l’aula magna dove c’era la ragazza che avrebbe interpretato il giudice che indicava ai ragazzi dov’era la propria postazione.

Una volta che i gruppi si sono sistemati, è iniziato lo spettacolo teatrale vero e proprio.

La scena rappresentava un’udienza, in cui l’imputato era accusato di stare troppo sui social e di conseguenza di tralasciare i propri amici e il proprio dovere a scuola.

L’accusato, tutelato dall’avvocato della difesa, ha dato avvio ad un vero e proprio dibattito.

Ad un certo punto però è intervenuto il giudice che ha chiesto ai tre gruppi di spettatori di esprimere la propria opinione e di schierarsi o con l’accusa o con la difesa.

I componenti dei vari gruppi, dopo essersi consultati e dopo aver scelto la propria risposta, attraverso un rappresentante, l’hanno comunicata al giudice.

Conclusosi il “processo” si è passati all’ultima fase: i lavori di gruppo.

I quattro gruppi sono stati posti ai quattro angoli della stanza e sono stati fatti sedere in cerchio.

Durante questa parte agli alunni delle varie classi sono state sottoposte delle domande tipo: ‘‘Che cosa avete pensato quando all’improvviso siete dovuti scendere?’’ ecc,

Le sensazioni che ciascuno aveva provato doveva scriverle su di un foglio.

Alla fine di questa piccola intervista, i gruppi sono potuti andare a vedere i fogli degli altri posizionati sul pavimento.

Secondo me questo progetto è stato molto bello e anche divertente, purtroppo però, non è servito a cambiare il rapporto tra noi ragazzi e i social network. Difatti noi adolescenti siamo così legati a questo mondo virtuale che una sola mattinata non poteva bastare a cambiarci.

Riguardo alla riuscita o meno del progetto…beh lo spettacolo è stato veramente bello e gli attori sono riusciti a mantenere sempre alta l’attenzione degli spettatori. Peccato solo per la parte del lavoro a gruppi che essendo stata provata poco e diretta unicamente dai ragazzi è stata poco produttiva e anche un po’ noiosa.

(I.P.)