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I “piccoli” demografi

Come costruire la “piramide dell’età”

Per costruire la piramide dell’età bisogna disegnare un grafico formato da due rette: una verticale e una orizzontale che si incontrano formando un angolo retto.
Lungo la linea verticale abbiamo inserito l’età nostra, dei nostri genitori e dei nostri famigliari, conteggiata in decine. La linea orizzontale, invece, è stata prima divisa in due per distinguere i maschi dalle femmine. Su di essa abbiamo poi inserito la quantità di persone, conteggiata sempre in decine.
Sappiamo, da ciò che abbiamo studiato, che inserendo i dati relativi alla popolazione, si possono ottenere due tipi di grafici: a piramide (se ci sono più bambini e giovani) o a botte (se ci sono più adulti).
Dopo aver inserito i dati dei nostri familiari, ne è derivato un grafico a piramide. Questo significa che le nostre sono famiglie in cui prevalgono bambini, adolescenti e giovani coppie.

Ed ecco ora il nostro lavoro da “demografi”

(A.R.)

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Da dove proveniamo?

All’interno del discorso condotto sulla cittadinanza, abbiamo analizzato la nostra classe. Si è potuto così constatare come molti nostri compagni, genitori e nonni (per non parlare anche delle nostre professoresse) provengano non solo da altre città d’Italia, ma anche da stati (se non continenti) diversi dal nostro.
Con la prof di storia, abbiamo cosi raccolto tutte le cittadinanze (nostre, dei genitori e dei nonni) e abbiamo creato dapprima degli istogrammi.

Cattura.JPGalunni ist istogramma alunni

genitori ist istogramma genitori

nonni

Poi, abbiamo utilizzato gli stessi dati per creare dei grafici a torta.

alunnigrafico alunni

genirori grafico genitori

nonni

Dopo aver esaminato tutti i grafici, abbiamo potuto constatare che passando dai ragazzi ai nonni la percentuale di italiani si riduce: alunni italiani 83%, nonni italiani 59%. Abbiamo così dedotto che anche la piccola Pavia si è ormai incamminata verso la multiculturalità.

Nella nostra classe abbiamo osservato che ci sono alunni di altre nazionalità europee (Polacca, Rumena, Albanese e Moldava) ed una di nazionalità africana (della Costa d’Avorio) e che solo due alunni su ventitrè sono di “pura” origine pavese. Tutti gli altri hanno o i genitori o i nonni provenienti, per lo più, dal sud d’Italia.
Quindi ha ancora senso che esista il razzismo? Come si può poi parlare di razze, quando sappiamo, grazie a ciò che studiamo a scuola, che esistono solo etnie diverse?
Ricordiamoci che deriviamo tutti dalla stessa “scimmia”!!!!

(A.R.)